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Intervista al presidente della CNA Ivan Malavasi sul DL 185
Energia, ripristinare le detrazioni. Il Presidente CNA Malavasi: un errore ridimensionare le misure sulla riqualificazione. Per le pmi gli incentivi non sono un costo, ma un'opportunità.
Imprese di costruzioni, installatori, produttori di componenti per edilizia sostenibile. Qui di famiglie, che avevano deciso di investire nella riqualificazione energetica della propria abitazione, credendo di ricevere un congruo sostegno dallo stato in termini di detrazioni fiscali. Tutto azzerato. O meglio, tutto ridimensionato, e di molto, con il governo italiano che, proprio nel pacchetto anticrisi, ha ritenuto di inserire una misura che la crisi rischia invece di aggravarla, mettendo in difficoltà un intero settore dell'economia italiana, per giunta tra i più promettenti e innovativi e ponendo un ulteriore ostacolo alla tanto declamata esigenza di rilanciare i consumi». Questa la denuncia del presidente di CNA Ivan Malavasi che, dati alla mano, sottolinea le molteplici contraddizioni alla base del provvedimento del governo che ha limitato le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, con l'obiettivo dichiarato di liberare risorse per far fronte alla crisi economica.
Domanda. Quali i rischi in campo?
Risposta. La revisione del meccanismo di concessione degli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici, prevista dal decreto legge cosiddetto anticrisi, rischia anzitutto di determinare un forte rallentamento in un settore che negli ultimi anni, a seguito dell'introduzione delle detrazioni fiscali del 55%, aveva registrato una decisa crescita e che di fatto, per i settori dell'edilizia, dell'impiantistica e della produzione di infissi, potrebbe rappresentare un grande aiuto per superare il difficile momento economico.
D. Dunque si colpisce uno dei pochi settori dell'economia italiana che continuavano a investire e produrre utili.
R. E sorprendente come un provvedimento anticrisi preveda una misura che andrà a discapito di un settore innovativo e in rapida crescita come quello dell'efficienza energetica degli edifici. L'introduzione di tali incentivi ha infatti rappresentato finora uno strumento efficace di sostegno e rilancio per gli investimenti di efficienza energetica in edilizia; fornendo anche un contributo al raggiungimento degli obiettivi che l'Italia si è impegnata a rispettare in materia ambientale, ma soprattutto offrendo un supporto importantissimo per lo sviluppo delle imprese che operano nelle numerose attività connesse al settore dell'edilizia, dagli installatori ai produttori di componenti per l'edilizia sostenibile. Questo grazie al forte incentivo di cui potevano usufruire le famiglie che intendevano migliorare l'efficienza delle proprie abitazioni.
D. Chi ha già chiesto gli incentivi, però, potrà riceverli nella misura massima.
R. La marcia indietro dichiarata dal ministro Tremonti riguarda solo un aspetto del provvedimento, della retroattività. Era un atto dovuto, anche se evidentemente, questo non basta a ripristinare gli effetti positivi del meccanismo di incentivazione, perché restano comunque le difficoltà date dalla fissazione di tetti massimi di spesa, assolutamente inadeguati, e dall'introduzione di procedure inutilmente onerose e complesse.
D. Tremonti ripete che la coperta è corta. Da qualche parte bisogna pur tagliare, no?
R. Il ministro ha dichiarato che le detrazioni fiscali non sono un bancomat, intendendo con questo che non possono essere infinite e devono avere un limite. Non saranno un bancomat, ma non possono essere neanche un terno al lotto, con le famiglie in spasmodica attesa di sapere se la loro istanza è stata accolta o meno dall'Agenzia delle entrate per dare inizio ai lavori o rimandare tutto al prossimo anno. Senza contare che questa incertezza avrebbe conseguenze devastanti sull'operatività delle imprese, già peraltro minata dalla crisi che sta investendo i settori delle costruzioni, degli impianti e il loro indotto. Detto questo, siamo consapevoli che, in un momento di crisi economica, sia necessario recuperare risorse pubbliche, ma siamo convinti al contempo che il meccanismo delle detrazioni fiscali abbia consentito allo stato di compensare, con le maggiori entrate derivanti dalla fiscalità diretta e indiretta determinate dai maggiori investimenti, le uscite necessarie per finanziare le detrazioni.
D. Può fornire qualche dato a sostegno di questa tesi?
R. Aiutato dalla detrazione fiscale del 55%, il settore della riqualificazione energetica ha decisamente contribuito alla crescita dell'economia del paese: le oltre 230 mila domande, presentate in due anni, per più di 105 mila interventi nel 2007 e circa 130 mila stimati nel 2008, portano a calcolare un volume di 3,3 miliardi di euro di investimenti in ristrutturazioni e isolamento di edifici, in installazione di pannelli solari, di caldaie a condensazione e di impianti a maggiore efficienza. Ipotizzando un trend analogo per i prossimi due anni, lo stato, tra imposizione fiscale diretta e indiretta, grazie agli sgravi registrerebbe degli introiti. A tutto ciò va aggiunta l'emersione di lavoro nero ed evasione fiscale che le detrazioni del 55% hanno determinato.
D. La ragion d'essere di questi incentivi, al di là delle valutazioni di ordine economico o fiscale, resta l'emergenza climatica. Quali i vantaggi su questo fronte?
R. Naturalmente, alla valutazione di ordine economico si aggiunge il contributo in termini ambientali fornito dagli interventi effettuati finora, quantificabile per il solo 2007 in 800 gigawatt/h di energia non consumata e in una conseguente riduzione di quasi 200 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Ricordiamo poi che l'Italia si è impegnata a ridurre le proprie emissioni con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, e dovrà comunque impegnarsi in maniera più stringente, con i nuovi obiettivi fissati a livello europeo. Fare un passo indietro in questo settore significa aggravare la situazione italiana nel rispetto di tali impegni, esponendosi alle relative procedure di infrazione, e contestualmente restare fuori da un processo di innovazione che potrebbe apportare grossi benefici alla competitività e allo sviluppo delle nostre imprese e agli investimenti delle famiglie.
D. Si ritorna dunque alle pmi. Quali le ricadute, se la norma passasse?
R. Se le misure presenti nel decreto dovessero rimanere tali, andrebbe in crisi un settore di oltre 20 mila imprese e 100 mila addetti. Per questo CNA chiede fermamente al governo di sopprimere quanto previsto, su questo tema, dall'articolo 29 del decreto anticrisi, come peraltro proposto dallo stesso ministro dell'ambiente. Cancellare questa norma, ripristinando le detrazioni istituite dalla Finanziaria 2007, significherebbe abbattere un'inutile barriera allo sviluppo dell'efficienza energetica Gli interventi in riqualificazione energetica, infatti, fanno lavorare le imprese, creano nuovi posti di lavoro e riducono la bolletta energetica delle famiglie, che così potrebbero destinare risorse per il rilancio dei consumi.

Il testo completo del DECRETO LEGGE 29 novembre 2008 n. 185

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